Materassi ospedalieri coronavirus

Per superare questo momento bisogna operare cambiamenti!

Come la nostra azienda di materassi ha reagito al corona virus

Sono una donna, moglie e mamma di tre figlie, ho sempre lavorato; fino a qualche anno fa curavo la parte amministrativa e finanziaria dell’azienda gestita da mio padre. Da un giorno all’altro mi sono ritrovata a capo della stessa azienda.
Con mia sorella ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo cercato di innovare, cominciando col sistemare degli aspetti e delle situazioni che a nostro avviso non andavano bene.
Ho avuto una squadra fortissima che ha sempre creduto in me: un grazie  particolare va a tutti i miei ragazzi, che mi hanno seguita avendo fiducia in me e nello stesso tempo mi hanno aiutata con le loro conoscenze.

Oggi le cose sono migliorate e fra tutti si è creato un buon rapporto di collaborazione e di condivisione di pensieri. I  momenti creativi come per esempio pranzare o cenare insieme o trascorrere un pomeriggio in un centro benessere si sono intensificati: questo sta migliorando la conoscenza e le relazioni.

Quando abbiamo saputo del Corona virus e delle disposizione governative siamo rimasti di sasso…
I miei dipendenti erano impauriti e preoccupati. Ho cercato di rassicurarli e li ho dotati dei presidi necessari per la protezione personale. In un primo momento volevano stare a casa, poi hanno compreso che avevamo degli ordini indispensabili alle strutture ospedaliere. Hanno tutti contribuito per evadere l’esigenza, adottando un comportamento responsabile e collaborativo.

Poi però piano piano l’Italia si è fermata…
Alcuni dei nostri clienti avevano già avuto la disposizione per la chiusura, altri invece hanno annullato l’ordine.
I dipendenti non erano contenti, ma alle disposizioni di legge non ci si può opporre.

Sanno che mi sono attivata fin da subito per far avere loro la cassa integrazione in deroga e che potevamo evadere ordini per esigenze Covid, come poi è successo in questi giorni.

Abbiamo anche deciso di provare a fare le mascherine, che sono ora al vaglio della Protezione Civile.

 

Convertire la produzione: una necessità aziendale, ma sociale

Ho pensato a lungo durante i primi  giorni di chiusura forzata e alla fine ho deciso di provarci!

Ho comunicato a Manuela, colei che gestisce i fornitori, la mia decisione e lei pur essendo a casa si è attivata per ricercare fra i nostri fornitori di tessuti quello migliore all’uso al quale era destinato. Poi ha compilato tutta la documentazione da inviare alla Protezione Civile per avere un nulla osta.
Ho informato la responsabile della produzione, Alma, e chiesto se fosse disponibile a fare la campionatura. Ovviamente sì!

Questa novità è stata ben accolta.

Anche se dovessimo iniziare una produzione di mascherine, non tutti i dipendenti potranno essere coinvolti. Questa non è perciò la soluzione, ma intanto noi facciamo un’azione che è utile parzialmente a noi per non rimanere con le mani in mano, ma è sicuramente  utile al comparto sanitario in primis e alla società civile poi.

 

Smart working: noi ci siamo!

Lo smart working è uno strumento strepitoso. Ora lo posso dire.  Io ero già pronta anche se non l’avevo ancora utilizzato al 100%.
Trovandomi impossibilitata ad andare in ufficio, mi è risultato molto comodo per portare avanti quel lavoro che non può attendere, come rispondere alle mail, alle richieste improrogabili e collegarsi da casa al gestionale aziendale è molto importante.
Così sono riuscita ad evadere, con la collaborazione di Manuela, tutte le richieste senza problemi.

Quello che mi manca davvero molto a livello lavorativo e che nessuno smart working né lavoro in sede può colmare invece è…
La certezza!
Sono consapevole che i tempi duri arriveranno. Mancherà la disponibilità di denaro per far fronte a tutti gli impegni assunti.
E poi umanamente mi manca il rapporto giornaliero con le persone della mia azienda…
Ma sono fiduciosa!
E voglio lanciare un appello a tutti gli imprenditori!

 

Non molliamo! Le crisi ci rendono creativi!

Io sono dell’idea che i problemi vanno affrontati e risolti. Non mi piango addosso, anzi mi sembra di aver lavorato di più in termini creativi e di ricerca di soluzioni. Non ho ancora finito di cercare soluzioni, più penso e più ne trovo. Il problema è tale se c’è una soluzione. Se non c’è una soluzione, non c’è il problema.

È chiaro che non ho la palla di vetro, ma sono convinta che ce la faremo, l’importante è pensare positivo e comportarsi in modo costruttivo e responsabile. Io sto utilizzando questo periodo per ideare nuove soluzioni che torneranno utili quando si riprenderà a vivere normalmente.

Mollare? Mai!!

Invece restiamo uniti!

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